Lettera aperta al Presidente Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti

Sig. Agrusti,

ormai dovrebbero istituire delle olimpiadi dell’odio, dove probabilmente avrebbe un buon piazzamento con la sua famosa frase che accomuna chi vuole decidere del proprio corpo, liberamente e legalmente, ad un disertore.

Di contro, qualcuno potrebbe reindirizzarle  la medesima  metafora dichiarandola disertore delle ragioni della  categoria che rappresenta poiché, se avesse analizzato i dati, avrebbe notato  che solo in Italia ci sono state politiche “anti-Covid” che hanno affossato gran parte dei piccoli e medi imprenditori, mentre all’estero hanno goduto di ristori ampi e puntuali e di aperture quasi costanti. Forse sarebbe più appropriato per la sua figura, spendersi in queste analisi, che probabilmente è ciò che i suoi colleghi, soprattutto quelli in difficoltà,  auspicano.

Tornando alla sua metafora, da una parte ci fa piacere apprendere che consideri questa campagna vaccinale una guerra, perché evidentemente inizia ad affacciarsi in lei la consapevolezza che ci sono dei “caduti” e dei “feriti”, infatti secondo l’Aifa parliamo di 101.110 cittadini che si sono fidati  “consegnando il loro corpo al generale siringa” e poi hanno avuto reazioni avverse anche gravi, che nessuno gli risarcirà mai grazie agli scudi penali, nonché  608 “caduti” di cui 16 già accertati oltre ogni ragionevole dubbio.

D’altro canto però non possiamo esimerci dal ricordarle che tra chi considera disertori magari c’è chi le ha preso una denuncia, chi ha salvato un suo conoscente da una situazione pericolosa, chi ha aiutato un suo parente o che potrebbe farlo perché, tra queste  persone, che disertano solo da una cieca fede antiscientifica e dall’abiura della propria capacità critica,  ci sono migliaia di donne e di uomini che un anno fa venivano chiamati “angeli” e altrettanti del Comparto Sicurezza da sempre “in prima linea” contro i criminali o  che entrano in edifici in fiamme e in abitazioni pericolanti, o  che sono impiegati in missioni in territori di guerra.

Questi uomini e donne, sig. Agrusti,  fanno dal loro primo giorno di lavoro  una guerra costante, anche a rischio della propria vita, per permettere anche alle persone come lei di vivere in pace, serenità ed al sicuro. E ciò veniva  fatto sempre e con la stessa professionalità , anche quando c’era la SARS, e tutt’ora, quotidianamente, ad esempio negli interventi con spacciatori o violenti di ogni tipo, che magari hanno l’ epatite, l’ Hiv o la tubercolosi, o quando tutti erano spaventati in casa mentre  loro, anche senza protezioni e mezzi adeguati, hanno continuato a fare il proprio lavoro senza sosta, come sempre.

Da buoni compatrioti la avvisiamo circa un concetto chiave: il nemico va conosciuto.

Lei ha approfondito andando oltre le starlette in camice bianco, magari ascoltando ciò che asseriscono premi Nobel o ricercatori che hanno un  alto H-index e leggendo un po’ di statistiche e di report non inquinati dai conflitti di interesse?  Le consigliamo di farlo in modo tale da non venir sorpreso sul campo di battaglia proprio dal fuoco che lei crede amico, e che invece , ogni giorno che passa, mostra aspetti sempre più  inquietanti.

Cordiali saluti.


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