Obbligo vaccinale per categorie: anche il Governo rispetta le regole “lavandosi le mani”

A proposito di obbligo vaccinale per categorie, ricordo che di recente chiesi al mio medico di famiglia se la sua categoria professionale fosse stata esentata dalla firma del consenso informato relativo alla somministrazione della terapia genica sperimentale contro il Sars Cov-2, essendo tale trattamento imposto, appunto, per obbligo. La risposta mi lasciò alquanto perplesso: “Niente affatto! Abbiamo firmato il consenso informato esattamente come tutti coloro che hanno volontariamente aderito alla campagna di vaccinazione; pertanto, nostro malgrado, con quella firma ci accolliamo il rischio che tale trattamento sperimentale comporta”. Fu in quel momento che compresi chiaramente che non dovevo, non volevo e non potevo più fidarmi di un siffatto Esecutivo.

La realtà dei fatti dimostra che l’imposizione dell’obbligo vaccinale agli operatori sanitari non implica un’assunzione di responsabilità da parte del Governo, poiché trasferisce su tali soggetti anche il rischio di un siffatto trattamento sperimentale, nonostante i numerosi e documentati eventi avversi da vaccinazione, alcuni dei quali mortali.

Fin dall’inizio della campagna vaccinale assistiamo al continuo bombardamento mediatico che dichiara il vaccino “efficace” e “sicuro”, cioè privo di effetti collaterali significativi. Tuttavia una domanda sorgerebbe spontanea: se il vaccino è “sicuro”, tanto sicuro da essere imposto con provvedimento governativo, perché vi è la necessità che l’operatore sanitario firmi anche il consenso informato, assumendo sulla sua persona il rischio di eventuali effetti collaterali, quindi deresponsabilizzando l’intero sistema? Dinnanzi a un obbligo imperativo o cogente non è forse irrilevante il “consenso”? E PERCHÉ C’È STATO IL BISOGNO DI ISTITUIRE UNO SCUDO PENALE ? Oppure il Governo non intende accollarsi il costo di un oneroso risarcimento danni da terapia genica sperimentale? Se così fosse si potrebbe facilmente concludere che tale trattamento non sia così tanto “sicuro”, anche in considerazione dei possibili effetti collaterali a lungo termine dei quali, al momento, nulla si conosce.

L’imposizione indiretta di un trattamento sanitario sperimentale, contro la volontà della persona e perpetrato attraverso il ricatto di una sospensione lavorativa senza stipendio, costituisce un evento di una gravità e di una violenza inaudita. Tanto per intenderci è come se un datore di lavoro pretendesse dalla sua segretaria, non consenziente, la consumazione di un rapporto sessuale, pena il licenziamento.

L’associazione O.S.A. non può tollerare che un’istituzione che assurge al rango e alla dignità di Organo costituzionale si comporti, nei fatti, come un violentatore dei propri cittadini. Per simili pratiche è sempre necessario il consenso dell’avente diritto, libero da imposizioni e condizionamenti diretti o indiretti.

L’associazione O.S.A. esprime disappunto e preoccupazione per le attuali derive autoritarie dell’esecutivo che, mascherate da scelte filantropiche, incidono sempre più pesantemente sulle libertà dei cittadini. E concludiamo ricordando al sottosegretario alla salute Andrea Costa, che prospetta un eventuale obbligo vaccinale per altre categorie professionali, che al di sopra dei discutibili provvedimenti di questo esecutivo vi è sempre un diritto naturale della persona che dichiara: “Nemo ad factum cogi potest!”

Virgilio “Virgilius”

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